Codice Enti del Terzo Settore art 7 raccolta fondi

 

Il non profit italiano ha finalmente una legge organica che promuove il dono quale mezzo di partecipazione al perseguimento dei fini sociali degli enti, e il fundraising quale elemento centrale nelle organizzazioni. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i tre decreti centrali della Riforma del Terzo Settore: uno sull’Impresa Sociale (d.lgs 3 luglio 2017, n. 112), un secondo sul 5 per mille (d.lgs 3 luglio 2017, n. 111) e il 2 agosto scorso il Codice del Terzo Settore (d.lgs 3 luglio 2017, n. 117), raccolta delle disposizioni normative che regolamenteranno il non profit per i prossimi decenni.

Il mondo del non profit italiano, dopo anni di legislazione speciale, circolari e decreti poco coordinati e al termine di un iter iniziato nel 2014, ha finalmente una nuova normativa di riferimento e regole che puntano a semplificare e rendere più efficace l’attività delle oltre 300.000 realtà attive quotidianamente del Terzo Settore.

«Siamo soddisfatti – ha commentato il presidente Nicola Bedogni - perché per la prima volta il fundraising viene citato in una legge ottenendo un pieno riconoscimento formale quale attività necessaria, e non residuale, delle organizzazioni del Terzo Settore (art. 7 d.lgs Codice del Terzo Settore). Tale passaggio assume un valore ancora più forte se lo si legge assieme al primo comma dell’articolo 2 del Codice in cui vengono riconosciuti “il valore e la funzione sociale della cultura e pratica del dono quali espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo”».

Le novità introdotte dai tre decreti sono numerose e andranno a incidere anche sul lavoro dei professionisti della raccolta fondi: dalla nuova normativa del 5 per mille alla nuova disciplina delle attività commerciali, alla riorganizzazione e rimodulazione dei benefici fiscali per le erogazioni liberali. Il percorso però non è giunto al termine ed ora si apre un nuovo periodo, che può essere stimato in uno o due anni, durante i quali dovranno essere promulgate alcune decine di decreti ministeriali che regolamenteranno nel dettaglio i principi enunciati nei decreti legislativi.

«La pubblicazione dei decreti segna una svolta fondamentale che inciderà sulla vita delle organizzazioni e di chi si occupa di raccolta fondi per i prossimi vent’anni. Vengono introdotte numerose novità, primo tra tutti il principio fondamentale della trasparenza e rendicontazione dell’impatto e valore sociale» ha aggiunto il Presidente.

Proprio rispetto al riconoscimento della raccolta fondi come fonte di finanziamento l’articolo 7 del Codice degli enti del Terzo Settore non solo statuisce l’importanza delle attività di fundraising, ma formalizza il ruolo dei fundraiser, siano essi volontari o dipendenti. Per il mondo dei professionisti della raccolta fondi è un ulteriore tassello nel riconoscimento e accreditamento della professione che rinforza ulteriormente la scelta di iscrivere ASSIF nell’elenco delle associazioni professionali per le professioni non organizzate in ordini e collegi tenuto del Ministero per lo Sviluppo Economico.

Tra tante luci, non mancano dubbi e aperte critiche sulla normativa appena pubblicata. «Siamo davvero sorpresi dal fatto che – forse per un errore tecnico – dal 3 agosto sia stata cancellata la “+ dai, - versi” per le Onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale nazionali. Riteniamo che, sempre che di errore tecnico si tratti, vi si debba porre subito rimedio perché lasciare senza agevolazioni queste organizzazioni per i prossimi 5 mesi sarebbe davvero una beffa. Non crediamo che fossero queste le razionalizzazioni di cui parlava la legge delega, dato che di “razionale” hanno ben poco. Quello che invece non rappresenta un errore tecnico, ma una precisa volontà politica è il limite alle retribuzioni di chi lavora per il non profit – sottolinea il presidente di ASSIF – con il quale si palesa il retaggio di una cultura che relega l’intervento sul “sociale” nell’angusto angolo del pauperismo. Nei ministeri non si è capito che per aiutare gli ultimi, i malati, l’ambiente, per dare diritti a coloro ai quali non vengono riconosciuti c’è bisogno delle migliori menti della società e che non basta “la buona volontà”».

Infine anche sul 5 per mille segnaliamo una mancanza e un grave errore di valutazione. Ancora oggi non è possibile per gli enti sapere quali sono i contribuenti che li hanno scelti. Bastava inserire l’opzione nella dichiarazione dei redditi e i contribuenti/donatori sarebbero stati liberi di scegliere se far trasmettere i propri dati anagrafici all’organizzazione destinataria del 5 per mille.

L’errore di valutazione è quello che prevede di non assegnare le somme di coloro che non indicano il soggetto destinatario alle grosse organizzazioni, le quali al pari di tutte le altre ricevono queste somme in proporzione al numero di sottoscrittori diretti.

La partita per la costruzione di un Terzo Settore sempre più efficace ed efficiente, supportato da una normativa che abbia come obiettivo la semplificazione dei processi, è ancora in gran parte ancora da giocare.

 

 

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