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Una delle cose che ho imparato in questi 6 anni di esperienza da presidente di ASSIF è tacere e ascoltare ed è quello che ho fatto anche in questi giorni. Ho letto, ascoltato, pensato, mi sono confrontato e ho constatato che... non c’è nulla di nuovo.

Ciclicamente l’Associazione viene tirata in ballo, direi strattonata, da una parte o dall’altra, per qualche ora, per qualche giorno, il tempo di qualche post, per ritornare nell’oblio di tanti e delle stesse persone che l’hanno citata.

È vero, lo sappiamo, ognuno ha le sue cose, i suoi impegni, il tempo che non è mai sufficiente, ma come ho già avuto modo di dire durante la premiazione della scorsa edizione di IFA, le Associazioni sono fatte da coloro che le vivono e le abitano, non da altri.

Politiche... Strategie... Associazione aperta... Associazione chiusa... meno rappresentanza politica e più servizi... Non servizi, ma rappresentanza istituzionale... In questi anni ho sentito tutto e il contrario di tutto.

Il mondo del fundraising e la professione dei fundraiser non stanno cambiando, sono già cambiati, ma sembra che in molti dibattiti non se ne tenga conto. All’incontro residenziale di un paio di settimane fa, c’erano oltre 20 fundraiser molto giovani e motivati, provenienti dai vari gruppi d’Italia, attivi e partecipi, che hanno contribuito a discutere le linee programmatiche e, quel che più conta, le attività da realizzare.

ASSIF è un’associazione aperta alla discussione: ha creato diversi strumenti per essere più accessibile e avvicinarsi ai fundraiser sul territorio.

Ai gruppi territoriali possono partecipare tutte le persone che lo desiderano, non solo i soci, così come ad Agorà, aperta un paio di anni fa su sollecitazione di alcune persone, ma ancora poco utilizzata.

Per informazione di tutti, il regolamento approvato nel 2011 dall’Assemblea dei Soci con una intensa discussione, non aveva aperto le adesioni solo ai fundraiser volontari (e confermo la mia adesione a quella scelta), ma anche ai comunicatori sociali e alle altre figure professionali che lavorano nel settore del fundraising. Poi, sempre nel rispetto del ruolo, ASSIF è stata tra gli interlocutori della Corte dei Conti in merito al 5x1000 e da anni chiede, in tutte le sedi possibili, la pubblicazione dei nominativi dei contribuenti.

Mi sembra che il tempo cancelli la memoria o, forse, si esternano opinioni senza aver approfondito abbastanza le questioni.

Con la presente intendo ribadire la totale e completa disponibilità dell’Associazione a qualunque forma e modalità di confronto, e credo fermamente che qualsiasi tavolo di discussione dei temi fondamentali del nostro lavoro, che spesso toccano anche l’onestà intellettuale e il rigore operativo dei fundraiser, riguardi l’Associazione, e per questo la discussione può e deve svolgersi nell’ambito della stessa. Si tratta delle regole della democrazia e le associazioni ne sono il fondamento.

Credo che difficilmente troveremo una via se non alziamo lo sguardo oltre i nostri particolarismi; concordo infatti con chi ha affermato che si debba lavorare molto nel contesto in cui i fundraiser operano, e mi riferisco in particolare alle organizzazioni del Terzo Settore che si sono troppo spesso tenute ai margini del nostro lavoro.

Sono profondamente convinto che fino a quando il dono e la sua pratica non acquisiranno un ruolo forte nella nostra società, chi si occupa di questo, quindi tutti noi, non potrà essere riconosciuto per quello che fa e quindi nemmeno per i valori che rappresenta.

Non possiamo e non vogliamo operare in modo asincrono rispetto al contesto; rivendicare posizioni senza operare, costruire o darsi da fare, serve a poco. Realizzare invece nuovi scenari nei quali anche la professione del fundraiser abbia peso specifico e una funziona sociale riconosciuta da tutti, è il nostro dovere. Altrimenti siamo alle solite: un po’ di autocommiserazione, un po’ di autoreferenzialità e tutto resta come sempre.

ASSIF è ancora una volta pronta ad accogliere proposte ed istanze, ma non è una realtà “terza”, vive e opera con le gambe, le braccia e la testa dei soci e di quanti hanno voglia di impegnarsi per dare prospettive alla professione e supporto ai fundraiser.

Un esempio di partecipazione condivisa e proattiva è la petizione per chiedere all’Onorevole Bobba e tutti i parlamentari di prorogare la scadenza della realizzazione dei decreti attuativi e di ascoltare le istanze che provengono dal mondo dei fundraiser, che sta per essere lanciata grazie al lavoro del Gruppo Territoriale Lombardia e la collaborazione di Carlo Mazzini nell’incontro sul tema della Riforma del Terzo Settore svoltosi lo scorso 10 aprile a Milano.

Colgo l’occasione, infine, per informare che il 26 maggio si terrà a Bologna l’Assemblea dei Soci, che sarà convocata secondo i termini dello Statuto. All’ordine del giorno ci sarà anche il rinnovo del Consiglio Direttivo, primo passo dei prossimi tre anni di attività, e lo spazio c’è, per tutti.

Luciano Zanin

 

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